sabato 30 giugno 2018

OLTRE I CONFINI Il giornale dei detenuti di Sanquirico



Nasce OLTRE I CONFINI il giornale dei detenuti della Casa Circondariale Sanquirico di Monza. Una grande emozione per noi di Zeroconfini Onlus che da diversi anni portiamo avanti iniziative di teatro, spettacoli, intrattenimento e poesia nei tanti istituti di pena italiani.

L’uscita del giornale è prevista per il 12 e il 14 luglio: otto pagine, con cadenza bimestrale, all’interno del Cittadino di Monza e della Brianza che vi invitiamo ad acquistare perché così avrete modo di conoscere quella realtà oltre le mura che è anche “il luogo dell’umanità -art. 27 Costituzione Italiana-“Il nome  Oltre i confini è stato scelto dal gruppo dei detenuti che seguo in questo bellissimo progetto, da quasi un anno con incontri settimanali.  Ringraziamo il direttore di Sanquirico la dottoressa Maria Pitaniello e il direttore Claudio Colombo del Cittadino di Monza per aver sostenuto e supportato il progetto, dando la possibilità alle persone recluse di scrivere e raccontarsi con quella finalità etica di riabilitarsi alla vita e alla società.
Grazie. Antonetta Carrabs Presidente Zeroconfini Onlus

 

COMUNICATO STAMPA

Si chiama OLTRE I CONFINI - BEYOND BORDERS il giornale dei detenuti del carcere Sanquirico di Monza. Otto pagine con cadenza bimestrale che il Cittadino di Monza ha adottato e che pubblicherà con un inserto nel proprio giornale. Il progetto nasce durante il laboratorio di narrazione condotto da Antonetta Carrabs, presidente di Zeroconfini Onlus ( www.zeroconfini.it) un’associazione che opera da diversi anni negli istituti di pena di Sanquirico, Bollate, Opera, ReginaCeli, Rebibbia con iniziative teatrali, di intrattenimento e progetti di poesia.

Il gruppo di “giornalisti” di Sanquirico ha dato vita ad una vera redazione formata da 8 detenuti: Andrea, Alberto, Gianni, Fabio, Erminio, Paolo, Farid,  Dino. Le rubriche sono brevi racconti, stralci di attualità e cronaca, qualche poesia, riflessioni sull’arte, ricette, hobbistica, viaggi e tante storie di vita. Il numero dei partecipanti potrebbe variare a causa dell’instabilità della pena, dei trasferimenti, delle dimissioni. Il giornale contribuirà a consolidare un gruppo che si informa, riflette, elabora cultura. La direzione del carcere ha esteso la partecipazione anche agli altri detenuti dell’istituto: ognuno di loro potrà far arrivare in biblioteca il proprio articolo che sarà valutato dalla redazione e inserito nel prossimo numero del giornale. Oltre i confini sarà traghettato fuori dalle mura con il suo carico di linguaggi ed esperienze che permetterà di collegare la società libera a quella reclusa. Il carcere è una città nella città e, come tale, non può essere ignorata. La nascita di un giornale è sempre un evento emozionante e, in questo caso lo è ancora di più perché svolge un’importante funzione di democratizzazione e di sensibilizzazione. Voltaire diceva che il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri. Gli incontri sono sempre di lunedì dalle 13,00 alle16,00 in biblioteca, dove guidati al confronto dalla Carrabs, i detenuti si raccontano, si interrogano, leggono e scrivono dando vita ai loro articoli. Il direttore del carcere la dottoressa Maria Pitaniello ha supportato e favorito questa iniziativa, fin dal principio, che ha visto anche la supervisione del responsabile dell’area educativa il dott. Carbosiero. 
 
Le ragioni per cui nasce un giornale in carcere possono essere molteplici e vanno ricercate nella funzione svolta dalla scrittura in un luogo di costrizione. La parola, la poesia, la narrazione e il loro esercizio possono avere valore autoeducativo e terapeutico, e consentire una sorta di emancipazione anche in una situazione difficile come questa. La parola può aiutare gli animi a riconciliarsi, preparandoli alla riappacificazione con quel mondo dal quale sono stati momentaneamente allontanati. “La parola, qui dentro, diviene paradossalmente un seme di libertà. La parola difende e grazia, smontando i pixel di questa irrealtà. Ho il mio corpo, lo vedo, come vedo i giorni che trasudano uno dopo l’altro ma, se non avessi la parola, cosa sarei? Un animale che ragiona per colori. Non è che la posseggo, la inseguo, certo, ma a volte fortunatamente l’afferro. E’ mia. “(Da Non è ancora notte di Patrice Sangiorgio Bonaccorso edit.). Durante il laboratorio di narrazione “Parola, liberami!” - afferma Antonetta Carrabs -i detenuti hanno manifestato un forte desiderio di poter comunicare, attraverso la parola, con l’esterno per non perdere il contatto con la realtà e contribuire a rompere i tanti pregiudizi che gravitano sulle persone recluse. “Nel carcere si cerca di sopravvivere, ognuno con il proprio manuale di sopravvivenza: per prima cosa è salvarsi il cervello, altrimenti viene mangiato dall’afasia di questo mondo parallelo fatto da rettangoli e cucito da quadrati, ovunque; la seconda è congelare il cuore. Farlo battere a bassa frequenza altrimenti provoca un suono cupo, troppo forte da contenere per la propria pelle; la terza è difendersi dal condizionamento che è altra cosa rispetto alla rieducazione; la quarta è trattenere la rabbia perché la galera stanca e sfianca gli animi

 
La libertà
Il rumore del vento sfuma le voci fra le chiome dei platani
e sfiora le gote pallide
di chi attraversa le intemperie con coraggio.

Noi qui dentro attraversiamo negli animi la costrizione della prigione
Sento le grida dei compagni soffocate dalle mura
che gridano con i volti rossi dallo sforzo per farsi sentire

E’ il grido dei detenuti alla solitudine del cemento.
Il bisogno di libertà ci travolge fino a desiderare di essere tempesta
pur di trovare posto fuori da qui.
A.Petrucci

 
 
 
 
 
 
 
La libertà
Se dovesse essere donna
sarebbe luminosa con gli occhi chiari
sorridente, seducente, ammaliante
una donna provocante

se dovesse essere un luogo
sarebbe il cielo, con una stella luminosa
l’unica stella che brilla alle prime luci di un’alba

se dovesse essere desiderio
sarebbe un fremito
la ricerca di un sorriso

se dovesse essere dolore
sarebbe tempesta
costrizione, grido di ribellione alla solitudine del cemento.
Poesia di gruppo

La libertà di Fabio

Che strana cosa sono i sogni! Ci sono stati donati per sollevarci dal rigore delle cose in cui siamo imprigionati. Perfino gli ergastolani nei sogni sono liberi, di notte divelgono le sbarre e le catene. Cos’è la libertà?  La libertà è l’autentica natura umana, è l’autentica individualità, è un dono grande e prezioso; la libertà è sempre nuova e come i grandi valori del passato non può essere ereditata ma va fatta nostra e rinnovata anche attraverso una sofferta scelta personale, può essere bilanciabile o labile, ma ogni toccare è già un violarla.

 

giovedì 28 giugno 2018

Lettera aperta a Sumaya Abdel Qader

 

“ Per non prestarmi alle inutili e sterili strumentalizzazioni di questi giorni emerse intorno al mio nome ho deciso di ritirare la mia disponibilità a ricoprire l’incarico di presidente della commissione cultura…” in una lettera aperta sulla sua pagina facebook Sumaya Abdel Qader annuncia alla sua amata Milano e al mondo la rinuncia alla presidenza della Commissione Cultura del Comune di Milano. “ mi rendo conto di essere una pioniera – scrive- su molti fronti e la vita dei pionieri è difficile. Pionieri significa, spesso, non essere compresi, ma significa anche rompere tabù e aprire dibattitti necessari per stare al passo con la società in veloce trasformazione. Significa vincere delle sfide e perderne altre. Significa mettersi in gioco al cento per cento pronti a ricevere il meglio e il peggio.
Mi sento di dirti, cara Sumaya, che pionieri vuol dire anche essere coraggiosi perché combattere per l’eguaglianza e la non discriminazione, per la giustizia e lo stato di diritto, per la libertà dalla paura e dal bisogno significa essere cittadini del mondo e per il mondo. Hai ragione quando dici: teniamo alta l'asticella dei diritti, delle pari opportunità, l’impegno contro le discriminazioni. Bisogna aver coraggio. È ora il tempo del coraggio. Non cediamo sui diritti sociali, politici, civili ed economici. Tuteliamo le persone e i gruppi di persone.
Hai ribadito che la tua candidatura di due anni fa era: per servire i cittadini e la città per portare avanti battaglie sui diritti (civili, sociali, economici, politici), per rompere stereotipi e pregiudizi, per aprire dei dibattiti e confronti sul senso della pluralità che sta caratterizzando sempre più l’Italia e nello specifico Milano. Il tuo ingresso a Palazzo Marino aveva restituito la speranza che qualcosa nell’aria stesse cambiando, che le persone finalmente venivano valorizzate per il loro merito, al di là della propria religione o dell’appartenenza ad una diversa etnia. Il tuo ruolo istituzionale l’avevo recepito così, come tu l’hai descritto, con la finalità di : rompere tabù e aprire dibattitti necessari per stare al passo con la società in veloce trasformazione.
So cosa vuol dire essere in prima linea  a tutela dei diritti umani, lottare contro ogni tipo di violenza e a difesa delle donne; qualche volta anche io, come te, mi sono sentita una pioniera pronta a mettersi in gioco al cento per cento per ricevere il meglio e il peggio. Oggi mi sento di dirti di avere fiducia e di non arrenderti mai perché fino a quando ci saranno città come Milano che riescono ad includere, che non discriminano, che sono all’avanguardia sul fronte delle battaglie per i diritti civili, che riescono ad aprirsi con coraggio al mondo, che sanno essere solidali e universali, possiamo ancora sperare in un vero cambiamento.
Ti abbraccio.
Antonetta Carrabs Presidente Zeroconfini Onlus

NOTA STAMPA: SCELGO MILANO
Martedì è uscita sul Corriere della Sera di Milano la proposta non ancora formalizzata della mia candidatura alla presidenza alla commissione cultura. Proposta per la quale mi ero resa disponibile in quanto per me sarebbe naturale diventare presidente della commissione, dopo due anni di vicepresidenza, per portare avanti con continuità il lavoro iniziato dalla Presidente Bocci. Un incarico che per me sarebbe un onere ed onore. Per non prestarmi alle inutili e sterili strumentalizzazioni di questi giorni emerse intorno al mio nome ho deciso di ritirare la mia disponibilità a ricoprire l’incarico di presidente della commissione cultura. A volte ci troviamo a dover scegliere tra ciò che è giusto e meritorio e ciò che è opportuno fare. E’ giusto e credo di meritare la presidenza della commissione cultura, ma umilmente riconosco che non sia politicamente opportuno, oggi. ll mio percorso continua, più forte di prima al servizio dei cittadini nella via del dialogo, ascolto, costruzione di percorsi inclusivi. Voglio unire e costruire ponti ma riconosco che a volte bisogna rallentare. Non voglio prestarmi a chi intende usare il mio impegno politico per dividere e rafforzare paure e pregiudizi. Possiamo dire che è una sfida persa? Forse sì, non certo per me, ma per la città che si batte nella via del riconoscimento dei pieni diritti, dell’inclusione e della reale libertà degli individui di essere considerati per il merito. Due anni fa mi sono candidata per servire i cittadini e la città, per portare avanti battaglie sui diritti (civili, sociali, economici, politici), per rompere stereotipi e pregiudizi, per aprire dei dibattiti e confronti sul senso della pluralità che sta caratterizzando sempre più l’Italia e nello specifico Milano. Milano, è la città di cui mi sono innamorata 20 anni fa appena arrivata dalla colline umbre. Milano mi ha accolta includendomi e travolgendomi nel suo stile sofisticato, avvincente lanciato verso il futuro. Milano, mi ha dato e continua a darmi molto. Milano all’avanguardia sul fronte di molte battaglie per i diritti. Milano, città aperta al mondo e all’innovazione, che ha saputo eleggere la prima consigliera di fede musulmana in una metropoli italiana, di cui vado fiera e grata. Mi rendo conto di essere una pioniera su molti fronti e la vita dei pionieri è difficile. Pionieri significa, spesso, non essere compresi, ma significa anche rompere tabù e aprire dibattitti necessari per stare al passo con la società in veloce trasformazione. Significa vincere delle sfide e perderne altre. Significa mettersi in gioco al cento per cento pronti a ricevere il meglio e il peggio. Faccio un appello: teniamo alta l'asticella dei diritti, delle pari opportunità, l’impegno contro le discriminazioni. Bisogna aver coraggio. È ora il tempo del coraggio. Non cediamo sui diritti sociali, politici, civili ed economici. Tuteliamo le persone e i gruppi di persone. E’ questo lo spirito che terrà viva e sana la nostra Democrazia. Grazie a tutte le persone che mi hanno sostenuto e mi sostengono. Agli autori di centinaia e centinaia di messaggi ricevuti in mio appoggio. Grazie a chi si è speso per me, mettendoci la faccia. Grazie a chi mi ha fatto gli auguri e congratulazioni anticipate pensando che fosse cosa fatta (ragazzi porta sfiga però eh!). Grazie al mio assessore alla Cultura, Filippo del Corno, che si è speso pubblicamente a mio sostegno. Grazie al mio Gruppo Consiliare fermo e compatto al mio fianco. E grazie al Sindaco che mi dà fiducia cercando di tenere un difficile equilibrio politico.
dalla pagina Facebook di Sumaya Abdel Qader

LA RIVOLUZIONE DELLE SIBILLE, la scrittura poetica delle donne.















“II sentimento per la poesia ha molto in comune col senso mistico. E il senso per ciò che è proprio, personale, ignoto, misterioso, da rivelare, necessario-casuale. Esso rappresenta l'irrappresentabile, vede l'invisibile, sente il non-sensibile, ecc. La critica della poesia è un assurdo. È già difficile distinguere (eppure è la sola distinzione possibile) se qualcosa sia poesia o no. Il poeta è veramente rapito fuori dei sensi; in compenso tutto accade dentro di lui. Egli rappresenta in senso vero e proprio il soggetto-oggetto, anima e mondo. Di qui l'infinità di una buona poesia. Il sentimento per la poesia ha una vicina affinità col senso della profezia e col sentimento religioso, col sentimento dell'infinito in genere. Il poeta ordina, unisce, sceglie, inventa ed è incomprensibile a lui stesso perché accada proprio così e non altrimenti" Novalis

A Ipazia d'Alessandria, matematica, astronoma, filosofa greca antica, è dedicata questa mia rassegna di poesia al femminile.

Ipazia figlia di Teone
la tua lingua numinosa è limo che spiga come frumento
colma di fertilità entra nel solco del mondo come le acque del tuo Nilo
che lubricìdano di nuova scienza la terra d’Egitto

Sfila le ali dallo strazio di quella tua pozza di sangue
che il tempo non ha ancora deglutito con il tuo martirio
nella tua nominazione al fuoco e al clamore della luce!

Una dopo l’altra noi, figlie, figlie di altre figlie
siederemo intorno alla tua voce unica di tutte
per cantare la tua scienza.

E sarà nella memoria dell’atto tuo sacrificale
che ci lasceremo sopraggiungere dalle acque verso il canto delle madri
dove ci apriremo al ribisbiglìo della speranza

non ci spegneremo nelle braccia del sole
ma nell’eco di un canto che ancora qualcuno intende.
(A. Carrabs)

 LA RIVOLUZIONE DELLE SIBILLE La scrittura POETICA delle donne è il titolo della mia rassegna di poesia tutta al femminile che nasce in collaborazione con  la FELTRINELLI di Monza, l’artista GAETANO ORAZIO e la poetessa IRIDE ENZA FUNARI.

Il ciclo di incontri si realizzerà presso la sede monzese della Feltrinelli nei giorni: 12 e 26 settembre, 10 e 24 ottobre, 7 novembre, sempre di mercoledì dalle ore 17,00 alle 18,30.  Cinque incontri sulla scrittura poetica femminile nazionale ed internazionale in un dialogo fra poesia, arte e musica. Le voci femminili nelle antologie e nei libri di storia sono poche e isolate, nasce quindi la necessità di raccogliere e portare all’attenzione del pubblico la loro eredità espressiva ed esistenziale, raccontandone la poetica ma anche la loro vita a volte tragica proprio come fu per Amelia Rosselli (1930-1996), poetessa di spicco nel panorama letterario italiano dell’ultimo secolo e per la milanese Antonia Pozzi (1912-1938). Sylvia Plath, Emily Elizabeth Dickinson, Wislawa Szymborska, ma anche Adelia Prado e Maram al-Masri meno conosciute al grande pubblico, ma non per questo meno degne di nota. Gli incontri di settembre saranno dedicati all’Italia e ad Amelia Rosselli - Antonia Pozzi - Maria Luisa Spaziani - Margherita Guidacci, proseguiremo con gli Stati Uniti, la Polonia, la Russia, il Portogallo, il Brasile e, per finire, a novembre, con i Paesi Arabi. Letture, narrazioni e tanta musica con la partecipazione degli allievi della scuola L’albero della musica di Triuggio, dei licei musicali monzesi, ma anche segno grafico e pittura dell’artista Gaetano Orazio.

 

PROGRAMMA
ITALIA  12 settembre ore 17,00
“spesso il male di vivere ho incontrato” (E. Montale)
TEMA: Il male oscuro
Testi di Amelia Rosselli - Antonia Pozzi - Maria Luisa Spaziani - Margherita Guidacci

STATI UNITI 26 settembre ore 17,00
“se potrò impedire a un cuore di spezzarsi non avrò vissuto invano” (E. Dickinson)
TEMA: Educazione all’affettività
Testi di Sylvia Plath - Emily Elizabeth Dickinson - Elizabeth Barrett Browning - Elizabeth Bishop - Anne Sexton,

POLONIA/RUSSIA 10 ottobre ore 17,00
“ascolta come mi batte forte il tuo cuore” (Wislawa Szymborska)
TEMA: Riconoscimento e accettazione dell’altro
Testi di Wislawa Szymborska - Marina Cvetaeva - Izabella Achatovna - Elena Andreevna 

PORTOGALLO /BRASILE  24 ottobre ore 17,00
 “devo avere per anima un diamante o una fiamma” (Florbela Espanca)
TEMA: Socialità e inclusione
Testi di Florbela Espanca  – Adelia Prado - Cecilia Meireles - Marcia Theophilo

PAESI ARABI  7 novembre ore 17,00
“Hanno costruito per me una gabbia affinché la mia libertà fosse una loro concessione
e ringraziassi e obbedissi.
” (Joumana Haddad)

TEMA: Ribellione - Libertà - Dubbio
Testi di Joumana Haddad - Dunya Mikhail - Amal al-Juburi -  Maram al-Masri
(da “Non ho peccato abbastanza” Antologia di poetesse arabe contemporanee di V. Colombo Editore Mondadori)

 ITALIA
AMELIA ROSSELLI (Parigi, 28 marzo 1930 – Roma, 11 febbraio 1996)

Poetessa, organista ed etnomusicologa. Amelia Rosselli ha fatto parte della "generazione degli anni trenta" insieme ad alcuni dei più conosciuti nomi della letteratura italiana. È rimasta una figura di scrittrice unica per il suo plurilinguismo e per il tentativo di fondere l'uso della lingua con l'universalismo della musica. Ha vissuto gli ultimi anni della sua vita a Roma, nella sua casa a via del Corallo dove è morta suicida l'11 febbraio 1996 per cause connesse ad una grave depressione. La data del suicidio segna forse volontariamente un nesso indelebile con quella di Sylvia Plath, autrice che la Rosselli tradusse e amò, dedicandole anche diverse pagine critiche.

ANTONIA POZZI (Milano, 13 febbraio 1912 – Milano, 3 dicembre 1938)
 

Poetessa, figlia di Roberto Pozzi, importante avvocato milanese, e della contessa Lina Cavagna Sangiuliani. Antonia scrive le prime poesie ancora adolescente. Studia nel liceo classico Manzoni di Milano dove intreccia con il suo professore di latino e greco, Antonio Maria Cervi, una relazione che verrà interrotta nel 1933 forse a causa di forti ingerenze da parte dei suoi genitori. Tiene un diario e scrive lettere che manifestano i suoi molteplici interessi culturali. Coltiva la fotografia. Il suo luogo prediletto è la settecentesca villa di famiglia, a Pasturo. La crisi di un'epoca s'intreccia alla sua tragedia personale, le leggi razziali del 1938 colpirono alcuni dei suoi amici più cari: «forse l'età delle parole è finita per sempre», scrisse quell'anno a Sereni. A soli ventisei anni si tolse la vita; la famiglia negò la circostanza «scandalosa» del suicidio, attribuendo la morte a polmonite. Il testamento della Pozzi fu distrutto dal padre, che manipolò anche le sue poesie, scritte su quaderni e allora ancora tutte inedite.

 
MARIA LUISA SPAZIANI (Torino, 7 dicembre 1922 – Roma, 30 giugno 2014)

Poetessa, traduttrice e aforista italiana. Ancora studentessa, a soli diciannove anni, diresse una piccola rivista, prima chiamata «Il Girasole» e poi «Il Dado» il cui redattore capo era Guido Hess Seborga che la fece conoscere negli ambienti letterari. Nel gennaio del 1949 conobbe Eugenio Montale durante una conferenza del poeta al teatro Carignano di Torino e fra i due nacque un sodalizio intellettuale caratterizzato anche da un'affettuosa amicizia. Negli anni 80 fu autrice e/o conduttrice di alcuni programmi per Radio Rai. Coronamento della storia e del percorso poetico dell'autrice è infine Giovanna d'Arco (1990), poema in ottave di endecasillabi senza rima, che testimonia un lungo interesse dell'autrice per questo personaggio.

 
MARGHERITA GUIDACCI (Firenze, 25 aprile 1921 – Roma, 19 giugno 1992)

Poetessa, traduttrice italiana, vincitrice del Premio Dessì e del Premio Scanno. Figlia unica, rimase orfana in tenera età. Cresciuta in campagna, in compagnia del poeta Nicola Lisi, suo cugino, venne influenzata dalla sua presenza nello sviluppo della poetica delle sue opere. Si laureò in letteratura italiana all'Università di Firenze, specializzandosi poi in letteratura inglese ed americana, traducendo fra l'altro le opere di John Donne e le poesie di Emily Dickinson.

 

STATI UNITI 
SYLVIA PLATH (Boston, 27 ottobre 1932 – Londra, 11 febbraio 1963)

Poetessa e scrittrice statunitense. Assieme ad Anne Sexton, Plath è stata l'autrice che più ha contribuito allo sviluppo del genere della poesia confessionale, iniziato da Robert Lowell e William De Witt Snodgrass. Sylvia Plath dimostrò un talento precoce, pubblicando la sua prima poesia all'età di otto anni. A Cambridge conobbe il poeta inglese Ted Hughes. Si sposarono il 16 giugno 1956. Hughes si occupò dei suoi beni letterari, distruggendo l'ultimo volume del diario della poetessa, che descriveva il periodo trascorso insieme. Nel 1982 Sylvia Plath divenne la prima poetessa a vincere il Premio Pulitzer per la poesia dopo la morte.

EMILY ELIZABETHN DICKINSON (Amherst, 10 dicembre 1830 – Amherst, 15 maggio 1886)

Poetessa statunitense considerata tra i maggiori lirici del XIX secolo. All'età di venticinque anni decise, dopo un breve viaggio a Washington, di estraniarsi dal mondo e si rinchiuse nella propria camera al piano superiore della casa paterna, anche a causa del sopravvenire di disturbi nervosi e di una fastidiosa malattia agli occhi. Morì di nefrite nello stesso luogo in cui era nata, all'età di 55 anni. Al momento della sua morte la sorella scoprì nella camera di Emily 1775 poesie scritte su foglietti ripiegati e cuciti con ago e filo contenuti tutti in un raccoglitore. Viene considerata non solo una delle poetesse più sensibili di tutti i tempi, ma anche una delle più rappresentative.


Anne Sexton (Newton, 9 novembre 1928 – Weston, 4 ottobre 1974)

Figlia di Ralph Harvey, un industriale di successo nel campo della lana, e Mary Gray Staples, crebbe nel confortevole ambiente della middle-class, ma non fu mai a suo agio con lo stile di vita della sua famiglia. Nel 1957 si iscrisse al laboratorio di poesia del "Boston Center for Adult Education". Unitasi a numerosi gruppi di scrittura di Boston, venne a contatto con scrittori come Maxine Kumin, Robert Lowell, George Starbuck e Sylvia Plath. Le continue cadute in depressione, gli improvvisi stati di trance e i diversi tentativi di suicidio la resero profondamente dipendente dalla terapia, dagli psicofarmaci, dagli amici intimi - particolarmente Maxine Kumin e poi Lois Ames - e dagli amanti. Nel 1973 dopo il divorzio, l’inizio di un declino fisico e mentale: alla solitudine, all'alcoolismo, alla depressione, al rapporto difficile con le figlie si unì il disappunto da parte dei suoi lettori che non apprezzarono le poesie religiose che andava scrivendo. Nell'ottobre del 1974, dopo aver pranzato con Maxine Kumin, Anne Sexton si intossicò con il monossido di carbonio nel suo garage a Boston.
 
Elizabeth Barrett Browning (Worcester, 8 febbraio 1911 – Boston, 6 ottobre 1979)

 
Poetessa e scrittrice statunitense. Vinse numerosi e importanti premi, tra cui il National Book Award nel 1970 e il Premio Pulitzer per la poesia nel 1956. Oltre che alla poesia, si dedicò alla prosa e alla pittura. Durante la sua vita Elizabeth pubblicò solamente 101 poesie. Era infatti una perfezionista e trascorreva molto tempo ad ultimare le sue opere. I temi principali sono lo sforzo di trovare un senso di appartenenza nel mondo e le esperienze umane di pena e desiderio. Negli ultimi anni della sua carriera Elizabeth insegnò nelle più prestigiose università americane.
 
 

 

POLONIA/RUSSIA
 
WISLAVA SZYMBORSKA (Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1º febbraio 2012)

Poetessa e saggista polacca. Premiata con il Nobel nel 1996 e con numerosi altri riconoscimenti.  E’ considerata la più importante poetessa polacca degli ultimi anni e una delle poetesse più amate. Le sue opere sono contraddistinte da una grande semplicità. Szymborska utilizza espedienti retorici quali l'ironia, il paradosso, la contraddizione e la litote, per illustrare i temi filosofici e le ossessioni sottostanti. Le sue poesie toccano spesso argomenti di respiro etico, il suo stile si caratterizza per l'introspezione intellettuale, l'arguzia e la succinta ed elegante scelta delle parole.

 
MARINA IVANOVNA CVETAEVA (Mosca, 8 ottobre 1892 – Elabuga, 31 agosto 1941)

Poetessa e scrittrice russa. Fu una delle voci più originali della poesia russa del XX secolo e l'esponente di spicco del movimento simbolista; il suo lavoro non fu ben visto dal regime staliniano, anche per via di opere scritte negli anni venti che glorificavano la lotta anticomunista dell'armata bianca, in cui il marito Sergej Jakovlevič Efron militava come ufficiale.  Emigrò prima a Berlino e poi a Praga, nel 1922.

Tornata a Mosca nel 1937 fu mandata in un campo di lavoro. Visse in uno stato di estrema povertà e di isolamento dal mondo letterario. Il 31 agosto 1941 s'impiccò nell'ingresso dell'izba che aveva affittato. La pubblicazione di molte sue opere è avvenuta vent'anni dopo la sua morte. La sua poesia unisce l'eccentricità a un rigoroso uso della lingua, non priva di metafore paradossali.


BELLA ACHATOVNA ACHMADULINA (Mosca, 10 aprile 1937 – Mosca, 29 novembre 2010)

Poetessa russa; con la raccolta di liriche La corda (1962), improntate a un arduo tecnicismo verbale, si pose in prima fila, insieme a Evtušenko e Andrej Voznesenskij, nella nuova generazione poetica poststaliniana, cui il recente disgelo aveva consentito una certa libertà di ispirazione e il distacco dalla retorica ufficiale. Nell'ambito di un severo, tradizionale impianto metrico, la Achmadulina ha condotto un'originale ricerca sul linguaggio, attenta alle inflessioni gergali, ma sempre guidata da un'ansia di purezza espressiva e della fede nella funzionalità simbolica della parola. Nelle sue raccolte più recenti, come nelle liriche apparse su giornali e riviste, esprime la meditazione sul destino dell'intellettuale nel mondo moderno e il virtuosismo stilistico lascia il posto a una più contenuta maturità d'espressione.


ELENA ANDREEVNA ŠVARC (Leningrado, 17 maggio 1948 – San Pietroburgo, 11 marzo 2010)

Poetessa russa considerata tra le più innovative e piene di talento degli ultimi decenni. La sua poesia satirica e provocatoria è stata molto lodata dalla critica. La sua scrittura è caratterizzata da una combinazione di elementi contrastanti, con influenze giudaiche, slave, tatare e gitane; la poesia stessa è un atto sacro e il poeta è di conseguenza «un santo e un martire», una persona scelta per «una vita profetica e solitaria». La sua poesia ha le radici nella tradizione lirico-religiosa così come nell'esperimento ludico», mentre la sua ricerca di libertà espressiva «non tende a uno sperimentalismo futuristico, ma al passato, agli inizi, ai versi spirituali (duchovnye stichi), all'antica poesia sillabica russa.
 

PORTOGALLO/BRASILE

FLORBELA ESPANCA, PSEUDONIMO DI FLOR BELA DE ALMA DA CONCEIÇÃO (Vila Viçosa, 8 dicembre 1894 – Matosinhos, 8 dicembre 1930)

Poetessa portoghese tumultuosa, inquieta e ricolma di sofferenze intime che ha saputo trasformare in poesia alta, carica di erotismo, femminilità e panteismo. Morì suicida il giorno del suo compleanno ossia l'8 dicembre 1930, a Matosinhos in Portogallo, a soli trentasei anni, dove oggi si trova una biblioteca a lei intitolata. Fu anche autrice: scrisse opere di vario genere, racconti, un diario e delle lettere; tradusse diversi romanzi e collaborò con riviste e giornali di correnti differenti. Fu grazie alla sua opera poetica, quasi sempre in forma di sonetto, che diventò famosa. Oltre a decantare l'amore, la poetessa scrisse anche di solitudine, tristezza, malinconia, desiderio, seduzione e morte.
 

Márcia Theóphilo (Fortaleza, 1941)

Poeta e antropologa, candidata al premio Nobel. Ha dedicato la sua esistenza alla Foresta Amazzonica, descrivendone l'immensa bellezza, suoni, colori, odori, animali, frutti e i magnifici alberi che ne fanno parte. Vive fra il Brasile e Roma, e rappresenta l'Unione Brasiliana di Scrittori in Italia. È testimonial dell'iniziativa “Per una Cultura della Biodiversità”, promossa dalla Commissione Nazionale Italiana UNESCOnell'ambito della campagna di educazione allo sviluppo sostenibile (DESS). Ha ricevuto da Fulco Pratesi il “Panda” come testimonial biodiversità del WWF Italia.
 

ADELIA PRADO (Divinópolis, 13 dicembre del 1935)

 
Poetessa, insegnante, filosofa brasiliana, legata al Modernismo. I suoi testi letterari ci parlano della vita quotidiana con perplessità e fascino, della fede cristiana e dell'aspetto ludico, una delle caratteristiche del suo stile unico. Ha insegnato per 24 anni, fino a quando la carriera di scrittrice è diventata l'attività centrale, per lei la vita di tutti i giorni è la condizione stessa della letteratura. Vive nella città di provincia di Divinópolis, con circa 200.000 abitanti che descrive spesso nella sua prosa e nella sua poesia.

 

 
CECÍLIA MEIRELES DE CARVALHO BENEVIDES (Rio de Janeiro, 7 novembre 1901 – Rio de Janeiro, 9 novembre 1964)

 Poetessa, insegnante e giornalista brasiliana. Figlia di Carlos Alberto de Carvalho Meireles e di Matilde Benevides Meireles, l'unica sopravvissuta dei quattro figli. All'età di nove anni cominciò a scrivere poesia e anche se ha vissuto sotto l'influenza del modernismo, nella sua opera è ancora presente l'eredità del simbolismo così come le tecniche e le influenze del Classicismo, di Gongora, del Romanticismo, del Parnassianismo, del Realismo e del Surrealismo. Per questo largo spettro di influenze la sua poesia viene spesso definita dalla critica "atemporale".


 

Paesi Arabi
 

Maram al-Masri nata "Massri" (مرام المصري; Lattakia, 2 agosto 1962)

 Poetessa di origini siriane. La sua poesia d'amore intimistica, è libera nel verso e nella metrica. E’ definita poetessa della naïveté e di poesia di myricae  per il linguaggio ingenuo, scarno e infantile, ma in realtà frutto di un’attenta ricerca dell'immagine poetica essenziale. Per via della brevità e dello stile di alcune poesie richiama fortemente la poesia di Saffo. Oltre all’amore, i temi che riorrono nella sua poetica sono la solitudine dell'immigrato, la nostalgia della propria terra e la libertà della donna. I suoi libri sono stati tradotti in italiano, inglese, francese, corso, serbo-croato, maltese e spagnolo. In Spagna, Te miro è rimasto per un mese tra i primi dieci libri di poesia più venduti. Ha scritto anche dei racconti pubblicati in riviste letterarie arabe ed europee. Alcune sue poesie sono state inserite in recenti antologie di poeti arabi contemporanei.
 

Dunya Mikhail (Bagdad,1965)

 
Poetessa irachena. Ha lavorato presso il giornale iracheno “The Baghdad Observer”, ma di fronte alle crescenti minacce e vessazioni da parte delle autorità irachene per i suoi scritti, nel 1990  è stata costretta a fuggire negli Stati Uniti . Ha studiato nella Wayne State University di Detroit. Nel 2001 ha ricevuto dalle Nazioni Unite il premio per la libertà di scrittura Attualmente vive in Michigan  dove lavora come coordinatrice delle risorse arabe nel locale distretto scolastico e universitario. Ha scritto in poesia: The Diary of a Wave Outside the Sea, 1999 The War Works Hard, (tradotto nel 2005 da Elizabeth Winslow) (tra i candidati per l’International Griffin Poetry Prize del 2006) The Psalms of Absence La guerra lavora duro, (tradotto nel 2011 da Elena Chiti; traduzione segnalata al Premio Marazza Traduzione di Poesia Opera Prima nel 2012), testo arabo a fronte, Edizioni San Marco dei Giustiniani.
 

Joumana Haddad  (Beirut 6 dicembre 1970)

 
Poetessa, scrittrice e giornalista libanese. E’ stata definita una delle donne arabe più influenti nel mondo dalla rivista Arabian Business  per il suo attivismo culturale e sociale. È attivista per i diritti della donna, e anche capo redattrice di Jasad, una rivista in lingua araba specializzata nelle arti e la letteratura del corpo. Poliglotta, parla sette lingue; ha scritto libri in lingue diverse, e ha anche pubblicato parecchie opere di traduzione, fra le quali un'antologia della poesia libanese moderna in spagnolo, uscita in Spagna come in diversi paesi di America latina, e un'antologia di 150 poeti che si sono suicidati nel ventesimo secolo.  Per il suo libro In compagnia dei ladri del fuoco ha intervistato un gran numero di scrittori. Ha ottenuto il premio del giornalismo arabo nel 2006. Nel novembre 2009 ha vinto il Premio Internazionale Nord Sud della fondazione Pescarabruzzo per la sezione poesia Nel febbraio 2010 ha vinto il Premio Blue Metropolis per la letteratura araba a Montreal.

Amal al-Juburi nata a Baghdad nel 1967


 
Poetessa irachena.  Dopo la laurea in Letteratura inglese all'Università di Baghdad, ha lavorato in Iraq come traduttrice e collaboratrice di programmi culturali per la televisione. È del 1986 la sua prima pubblicazione di una raccolta di poesie, Il vino delle ferite. Per evitare ripercussioni ed esprimersi liberamente, Amal si trasferì a Monaco di Baviera nel 1997 insieme alla figlia. Nel 1999 le viene assegnato il primo premio per la migliore opera dell'anno alla Fiera del libro di Beirut. L'anno successivo, nel 2000, diventa caporedattrice della rivista arabo-tedesca al-Diwan (Il divano). Partecipò, in quello stesso anno, al festival Parole di mare per gli Incontri internazionali di poesia (Amalfi). Dal 2000, al-Juburi è anche consigliere culturale della Repubblica di Yemen. Dopo la caduta del regime di Saddam Hussein, è ritornata a Baghdad dove ha fondato un centro culturale. Attualmente vive fra Baghdad e Berlino.