venerdì 23 marzo 2018

Pesach


E’ Austro
figlio di Astreo e di Eos che spira da sud





 








oscilla fra le guglie riflesse negli asfalti
sugli alberi che mettono fiori strani sotto il rodeo di nuvole
dove i torrenti sono lesti all’ombra soffice dell’aria e delle foglie
nel canto delle madri che rompe il silenzio ostinato della terra
in queste ore di primavera.
 

Il fine è nell’origine del verbo!

 
Mi soccorra la pietà antica che accende il fuoco dei tuoi Santi
nell’alba  che sciama al ricordo di Pesach

al risveglio della natura nell’ora di Ostara e la sua resurrezione.
 
Sorgi all’alba creatura celeste!
In ogni nostro richiamo, in ogni dove
tra i tigli, nella luce del giorno a salire
di ogni primo giorno di Galilea.
E sia sempre misericordia
nell’opera e nel segno degli uomini in terra.

( A. Carrabs - inedito marzo 2018)

lunedì 19 marzo 2018

AcquaAlta - Giornata Mondiale dell'Acqua 2018

 
Serenamente contemplava la corrente del fiume; mai un’acqua gli era tanto piaciuta come questa, mai aveva sentito così forti e così belli la voce e il significato dell’acqua che passa. Gli pareva che il fiume avesse qualcosa di speciale da dirgli, qualcosa ch’egli non sapeva ancora, qualcosa che aspettava proprio lui. (Hermann Hesse)


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Bituminosa, alluminosa, salina, ferruginosa
acqua solfurea che fu di Plinio
acqua miracolosa di Ippocrate

acqua di Filolao discepolo di Alcmeone
solforosa di Vitruvio, rinfrescante, nitrosa, fredda
acqua di Talete e di Celso, acqua di Galeno

acqua per l’anima, acqua di Eurifone e di Cnido
inerpicata sugli argini e sui rialti
nel silenzio della campagna filtrata alla sementa

acqua sacra di fiume
acqua del Tigri, dell’Eufrate e del Nilo
acqua antica dei Sumeri, dei Babilonesi e degli Assiri

Acqua!

Tu che tieni unito il mondo con la terra
come fa il cielo con l’aria
sii turbine chiaro

porta fiori in primavera quando il glicine mette un brivido
al tocco dell’aria fatta di vento che migra sui rami
e penetra nell’azzurro umido di pioggia.

Che lucentezza la tua pelle
quando scorre pura dalle vertebre dei monti
e taglia la coltre dell’erba!
Ne viene un senso all’altezza del cuore.

Acqua
acqua musica già udita, acqua alta
più alta di ogni altra nota
che ti dissolvi nella nebbia e avvolgi la grande madre
nel suo misericordioso grembo

in quest’epoca infedele al suo principio vivi la tua agonia
lesa nell’essenza della tua scrittura
depositata alla radice di ogni goccia di seme di mare bianco.
                      
Oh, vena sacrificale!

Ritrovo il mio sperdimento nella forza del tuo discendere
nell’ultimo avamposto, all’origine del tuo sciame
dove la terra è acquifera nel giorno a salire
e mi chiede il computo dei suoi tempi.
                                            
Il tuo futuro è negli occhi del padre
del padre padrone del campo e della storia
dove ogni tuo dolore si fa chiaro nella tua voce naufraga.

Cercherò la tua natività
lo farò nella memoria delle altitudini della roccia immune da peccato
e sarà per farti mia.

 
Antonetta Carrabs

giovedì 15 marzo 2018

L’universo di stelle di Hartle Hawking


 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
Nella precessione degli equinozi
punto verso Thuban e la costellazione del drago
nel caos del cielo
nel desiderio di ordine di ogni mia costellazione

e mi perdo

navigante lontano dalla terra
viaggiatore nel deserto privo di sentieri
la ricerca della mia favola dell’universo
segue un’indicazione, un cammino

contadina e poi pastore
mi affido all’orologio della notte
per sfuggire all’oscurità del buio

fra le stelle Perseo si lancia in soccorso di Andromeda
Orione combatte il toro sbuffante
Boote raggruppa gli orsi attorno al polo
mentre lontano la nave degli Argonauti salpa alla ricerca del vello d'oro.

E sarà lì che io ti ritroverò Hawking
mentre voli nello spazio che fu di Galileo
alla ricerca di quel tuo inizio senza confini
dell’universo che cercavi per stupirti

ti incontrerò fra le stelle
a cospetto degli dei e insieme agli eroi
con Achille e il suo scudo

e guarderemo da lassù la terra e il mare
e poi il sole e la luna piena
le Pleiadi, le Ladi, Orione, e l’Orsa
e andremo insieme alla ricerca dei poeti
 
udiremo il canto del pastore errante che - mira in ciel ardere le stelle-
la squilla - di Rainer Maria Rilke-  che si versa su le aiuole
limpida voce di celesti mondi. Furtiva, su le pallide betulle
-
e mentre Van Gogh, di notte, dipinge le sue stelle
Hermann Hesse ti tende le sue desiderose braccia
nel canto di Ungaretti, ubriaco di universo

Antonetta Carrabs (inedito marzo 2018)
 
 
 

 

 

 
 
 
“…e quando miro in cielo arder le stelle;
dico fra me pensando:
a che tante favelle?
che fa l’aria infinita, e quel profondo
infinito seren? Che vuol dir questa
solitudine immensa? Ed io che sono?” Giacomo Leopardi

A volte sento un terribile bisogno
– oso dire quella parola? – di religione.
Allora esco fuori, di notte,
a dipingere le stelle. Van Gogh

Ardono i vetri su la casa muta.
Tutto il giardino è un olezzar di rose
Alta distende su l'etere fermo,
tra i larghi abissi delle nubi bianche,
l'ali, la Sera.
Una squilla si versa su le aiuole,
limpida voce di celesti mondi.
Furtiva, su le pallide betulle
colme di sussurrìi, veggo la Notte
che accende lenta nello scialbo azzurro
le prime stelle. Rainer Maria Rilke


Così percorrono le stelle la loro orbita
inalterabili ed incomprese.
Noi ci contorciamo in mille vincoli.
Tu procedi di splendore in splendore.
La tua vita è un'unica luce.
Io dalle mie oscurità devo tendere
le mie desiderose braccia verso di te.
Tu mi sorridi e non mi comprendi. Hermann Hesse


 
Quale canto s'è levato stanotte
che intesse
di cristallina eco del cuore
le stelle.
Quale festa sorgiva
di cuore a nozze.
Sono stato
uno stagno di buio.
Ora mordo
come un bambino la mammella
lo spazio.
Ora sono ubriaco
d'universo. Giuseppe Ungaretti

venerdì 9 marzo 2018

Donne anni cinquanta


Questa poesia nasce l'otto marzo, nella Giornata Internazionale della donna, durante il laboratorio di poesia Ernesto Cardenal che si attiva settimanalmente con un gruppo di anziani presso la Casa di riposo San Pietro di Monza. Gino ha 92 anni e recita ancora a memoria versi dall'Inferno di Dante con una semplicità disarmante. La mattina trascorre fra i ricordi dei vecchi cortili, dell'odore di bucato e di borotalco che avevano le donne degli anni cinquanta.
Torno a casa con addosso una strana letizia.

















Donna dea desiderabile!
Bella come Venere, con le grandi gonne di cotone
un po' arricciate in vita dagli elastici
con le carni sempre bianche
al riparo dall’aria e dal sole
con i mutandoni lunghi fino al ginocchio
e il fazzoletto nero in testa
 
donne degli anni cinquanta
con l’abito di cotone per la casa
di lanetta, di flanella o di crepella con il pizzo per la chiesa
coi capelli ordinati sempre raccolti
nelle grandi trecce o negli chignon
tenuti fermi dalle forcine
 
con le ciabatte di pezza da portare in casa
e quelle di pelle per uscire la domenica mattina
con gli zoccoli dai chiodi rotondi, a cappella
che facevano rumore: tic toc e tac
donne che profumavano di cibo e di bucato
di borotalco. quello mentolato per gli arrossamenti
o di acqua di colonia concentrata: la Pacioli

donne con le mani sempre arrossate
per la fatica di lavare chine sul mastello e sull’asse
con l’acqua che bolle nella pentola
e la cenere per sbiancare e disinfettare lenzuola di canapa o di lino, cucite a mano

il fiume per sciacquare il bucato

i fili di ferro, nei cortili
per stendere al sole quando c’era caldo
i solai d’inverno per il calore del camino che arrivava dalla cucina
 
qualche patello per i propri bambini
dalla levatrice in cambio un cesto di uova
 
i sogni proibiti dei ragazzi
dietro a quella biancheria intima stesa ad asciugare.
 
 




 

giovedì 8 marzo 2018

Premio Letterario Isabella Morra, ottava edizione


La Casa della Poesia di Monza promuve l'ottava edizione del Premio Letterario Isabella Morra che nasce per ricordare la poetessa del Cinquecento Isabella Morra (1520-1546), originaria di Valsinni. La sua è una voce senza tempo che, dalla meravigliosa terra lucana, sfidando una realtà ostile e soffocante, è giunta oggi fino a noi. I versi di Isabella Morra sono divenuti i fili di una grande tela che negli anni ha favorito l’intreccio fra Monza e Valsinni: quest’anno il neonato  Parco Letterario Regina Margherita di Monza e il Parco Letterario Isabella Morra di Valsinni lavoreranno insieme nella promozione di questo premio letterario.
Il premio letterario riceve quest’anno anche il patrocinio dei Parchi Letterari Italiani e della Società Dante Alighieri. Su www.lacasadellapoesiadimonza.it tutte le info sul bando.

Il Castello di Valsinni si trova in provincia di Matera, poco distante dalle belle spiagge dello Ionio, da Policoro, da Metaponto, da Nova Siri, alle spalle della collina che diventa montagna e si inerpica sulle cime del Pollino. Benedetto Croce, recatosi in visita al paese lucano, spinto dall’interesse per la storia e la poetessa, così descrive l’aspetto chiuso e romito dei luoghi: «Il piccolo abitato è aggrappato e come conficcato nelle falde del ripido colle, che il castello sovrasta: il castello, anch’esso scosceso per tre lati e inaccessibile […] Dal lato verso borea, che è quello dell’ingresso, si vede dai suoi spaldi svolgersi a valle in lungo nastro il Sinni, che ha qui il suo corso più stretto, e qui si gonfia torbido e impetuoso, e il suo mormorio accompagna l’unica vista dei monti tra i quali è rinserrato, tutti nereggianti di elci e di querce. Quella vista aveva davanti agli occhi immutabile, quel mormorio udiva incessante la giovane Isabella […]» Benedetto Croce

Il Premio Letterario Isabella Morra ogni  anno viene dedicato ad una poetessa non contemporanea di una regione italiana. Quest’anno è la volta di Amelia Rosselli, la più importante poetessa italiana del secondo Novecento. La Fondazione Rosselli ha patrocinato questa edizione.

Lontana da corti e salotti letterari, Isabella visse sotto la prepotenza dei fratelli e segregata nel proprio castello, dove si occupò della sua produzione letteraria. La sua breve vita, contrassegnata da isolamento e tristezza, si concluse nel 1546 con il suo assassinio da parte degli stessi fratelli a causa di una presunta relazione clandestina con il barone Diego Sandoval de Castro, che subì la medesima sorte. Sconosciuta in vita, Isabella Morra acquistò una certa fama dopo la morte, grazie agli studi di Benedetto Croce, e divenne nota per la sua tragica biografia ma anche per la sua poetica, tanto da essere considerata una delle voci più autentiche della poesia italiana del XVI secolo, nonché una pioniera della poesia romantica. Non si conoscevano notizie documentate inerenti alla sua vita fino a quando Marcantonio, figlio del fratello minore Camillo, non pubblicò una biografia della famiglia Morra dal titolo Familiae nobilissimae de Morra historia, nel 1629.
 
 



















D’un alto monte onde si scorge il mare 
miro sovente io, tua figlia Isabella,
s’alcun legno spalmato in quello appare,
che di te, padre, a me doni novella.
Ma la mia adversa e dispietata stella
non vuol ch’alcun conforto possa entrare
nel tristo cor, ma, di pietà rubella,
la calda speme in pianto fa mutare.
Ch’io non veggo nel mar remo né vela
(così deserto è lo infelice lito)
che l’onde fenda o che la gonfi il vento.
Contra Fortuna alor spargo querela
ed ho in odio il denigrato sito,
come sola cagion del mio tormento.
(Isabella Morra)

Il dipinto di Isabella Morra è di Enrico Negri



Amelia Rosselli nacque a Parigi. Figlia dell’esule antifascista Carlo Rosselli, teorico del Socialismo Liberale, e di Marion Cave, nata in Inghilterra e attivista del partito laburista britannico. Nel 1940, dopo l’assassinio del padre e dello zio, ordinato da Mussolini e Ciano, ad opera delle milizie fasciste (cagoulards) in Francia (1937), esulò con la famiglia, esperienza che determinò il carattere apolide e insieme personalistico della sua opera. Amelia Rosselli si trasferì dapprima in Svizzera e quindi negli Stati Uniti. Compì all’estero (senza regolarità) studi letterari, filosofici e musicali, ultimandoli in Inghilterra, poiché in Italia, dove era tornata nel 1946, non le poterono essere riconosciuti. Negli anni quaranta e cinquanta si occupò di teoria musicale, etnomusicologia e composizione, trasponendo le sue ricerche in alcuni saggi. Nel 1948 cominciò a lavorare come traduttrice dall’inglese per alcune case editrici di Firenze e Roma e per la Rai; nel frattempo continuò a dedicarsi a studi letterari e filosofici. In questi anni cominciò a frequentare gli ambienti letterari romani (tramite gli amici Carlo Levi e Rocco Scotellaro, conosciuto nel 1950) e gli artisti che avrebbero successivamente dato vita all’avanguardia del Gruppo 63.Negli anni sessanta si iscrisse al PCI e cominciò a pubblicare i suoi testi principalmente su riviste, attirando l’attenzione di Zanzotto, Raboni e Pasolini. Nel 1963 pubblicò su Il Menabò ventiquattro poesie. L’anno successivo uscì la sua prima raccolta di poesie, Variazioni belliche, edita da Garzanti, e nel 1969 la raccolta Serie ospedaliera. Nel 1966 iniziò a pubblicare numerose recensioni letterarie su giornali come Paese Sera e L’Unità. Nel 1981 uscì Impromptu, un lungo poema diviso in tredici sezioni, e nel 1983 Appunti sparsi e persi, scritti tra il 1966 e il 1977. Notevole anche la sua ricerca plurilinguistica in poesia (poesie e prose giovanili in francese e in inglese, la successiva raccolta in inglese Sleep). Alcune prose autobiografiche, di vari periodi, furono raccolte e pubblicate nel 1990, con il titolo Diario ottuso. La morte della madre (avvenuta nel 1949) e altre vicende biografiche le causarono ricorrenti esaurimenti nervosi. È rimasta una figura di scrittrice unica per il suo plurilinguismo e per il tentativo di fondere l’uso della lingua con l’universalismo della musica. Ha vissuto gli ultimi anni della sua vita a Roma, nella sua casa a via del Corallo, dove è morta suicida l’11 febbraio 1996 per cause connesse ad una grave depressione..La data del suicidio segna forse volontariamente un nesso indelebile con quella di Sylvia Plath, autrice che la Rosselli tradusse e amò, dedicandole anche diverse pagine critiche.