lunedì 29 maggio 2017

Ninfa del sole












Gli Dei siedono sulla luna che intreccia fili sottili
nel suono dolce dell’aria
e il tuo spirito si cela nel vento e nella luce
fin dentro la corteccia odorosa dei cedri
nelle gemme incise sulla terra per copiare il cielo.











Dea dei monti, dei boschi, delle acque e delle sorgenti, degli alberi 
Nereide, Oceanina, Agrostina, Naiade, Oreade, Napea, Auloniade, 
Driade e Amadriade, Alseide, Meliade 
tu, giovane fanciulla dai capelli d’oro.


Le tue ali si stendono rapide sul prato che nessuna falce ha raso
e nello splendore verde delle acque 
le costellazioni danzano lievi tra l’erba, le foglie rosa
e i gigli languidi e pallidi, fiocchi di vermiglia nutriti di rugiada.












Il ruscello scorre sotto i ramoscelli fioriti delle pergole
scivola nel tuo grembo e danza con un movimento dolce 

sui sentieri d’erba e di muschio del giardino
che si apre al sole e alla brezza del mattino.



I pergolati d’alberi in fiore sono giuncati di margherite e campanule 
sui prati di Asfoledi nel giorno che declama fioretti 
e tu, Ninfa, chini il capo sui padiglioni bianchi
viola e azzurri per proteggere le lucciole.












Il Paradiso è in questo tuo meriggio
è nella beatitudine dell’aria sottile 
che solleva la sua coppa odorosa alla gioia del sole
mentre le nuvole erranti si muovono fra le sfere.












Simili a una Naiade il bucaneve, la violetta, gli anemoni, 
l’alto tulipano e i narcisi, il mughetto, il giacinto viola e azzurro
e la rosa che illanguidisce rivolta al bagno e giace nuda
la tuberosa, il gelsomino e tutti i rari fiori del tuo giardino.














Ogni suono, ogni odore, ogni raggio 
muove come giunco in una sola corrente 
e nell’aria tutto è beatitudine 
crisalide dimora nel cuore della quercia che ricama poesie.

(Inedito canto che dedico al giardino di Ninfa e alle persone che lo custodiscono e lo proteggono con amore. A.C.)

lunedì 22 maggio 2017

La Pasqua delle rose













Rose galliche, rosse, carminie
porpore, amate dai greci
damascene dal profumo intenso,
coltivate in Persia prima di Omero.

Rose dalle albe bianche e rosa tenero
centifolie, care ai pittori e ai fiamminghi
cinesi rifiorenti, opulente, bourbon
rose portland, canine.

Rose moderne, accese, dal gambo dritto 
nate da Tea con il suo primo ibrido
rose antiche, dannunziane, rose di Rilke!
 
Rose!

Rose georgiche di Paestum,  rose di Virgilio
rose gloriose nell’Urbe, rose dei Romani
bianche, in un ceppo sulla spuma del mare, nate con Afrodite

rose greche, rhodon, celebrate sull’isola di Rodi
rose di Nerone sparse nel convivium
rose reali, oltre misura, rose di Eliogabalo.

Rosa amor profano e cortese di Roman de la Rose
sacro di Bernardo di Clairvaux

rose di Pentecoste nella Pasqua delle rose 
petali come lingue di fuoco nell’aria per gli apostoli
dopo l’omelia.


Intono il Veni creator spiritus
e nell’aere il rosa rosarium di Maria.


Antonetta Carrabs Inedito

martedì 16 maggio 2017

 


 "L'incendio dell'amore" è il titolo della mia prossima pubblicazione edita da La Vita Felice. La prefazione di Francesco Ruchin.

Analizzare il corpus poetico di Antonetta Carrabs, così frastagliato che tocca sponde di luoghi e tempi così di-versi e lontani, appare impresa ardua. Ci viene però in aiuto la stessa autrice nell’incipit: “ L’incendio dell’amore racchiude in sé quel mio desiderio di contribuire alla celebrazione sublime dell’amore”. Ma con quale strumento? Sempre l’autrice: “attingendo al principio del verbo”, alla parola, al suono.

Così inizia la recherche della Carrabs nei territori dell’amore; un amore però “caldo”, “ardente”, “incendiario” (da qui il titolo dell’opera) dove fiamme e fuoco sfiorano ed avvolgono corpo e spirito; un incendio che si espande dal cuore al volto: “E tutto brucia/brucia fin dentro l’ultima goccia dischiusa”; “e tutto il resto brucia/sulla linea dei miei fianchi”; “Penetri col tuo fuoco rosso di grani nelle mie arterie”; “brucio e ti guardo perdutamente”; “incendiami delle tue parole”; sino alla “fiamma fine” sotto la cenere che tutto copre e raffredda; ma “un nuovo incendio” si avvicina, perché “nulla si è spento”; ed “il cuore trabocca prima di spegnermi”. Una inesausta e ‘tenace’ passione che cova sempre sotto la cenere (così si legge nel poema fortemente erotico del Cantico dei Cantici, poema caro all’autrice): “Tenace come gli inferi è la passione/le sue vampe son vampe di fuoco”.
La Carrabs è in questi accattivanti versi il pellegrino d’amore che vaga tra l’amor cortese e l’amor de lonh, ma il suo assetato ed insaziabile cuore tende ad andare oltre, a quello che ella definisce l’”avvicinamento al centro”, al “suo principio”, al “raggiungimento della fonte”, al magma infuocato, alla materia primordiale di cui è composto il crudo sentimento dell’amore; al nocciolo, al succo della vera passione.

La sua incandescente scrittura è tesa all’eterna decifrazione delle rune dell’anima: in apparenza freddi segni che celano in realtà un infuocato mistero; perché come il divino poeta ella può affermare: “conosco i segni de l’antica fiamma” (Purgatorio, XXX,48). Ma questo incessante e faticoso viaggio può condurre alla follia. L’innamorato è il ‘folle d’amore’, l’autre che oltrepassa i territori della ragione e sconfina nei mondi dell’out: territori nei quali solo un ‘ardente’ cuore ha accesso. Egli perde stabilità, smarrisce se stesso, ma è anche posseduto da un’eterna ed irrefrenabile pulsione che lo conduce verso qualcosa di straordinario, una esperienza unica dove la mente rifugge dal ritorno.
Il fragile viandante si tuffa così voluttuosamente nel labirinto dei sensi; un inquieto pellegrinare con la sola certezza dell’avvio, della prima parola, del gracile verso, di un esile suono che possa scaldare, bruciare la fredda e statica quotidianità: “I versi si caricano di attesa sempre inappagata, di aspirazione all’assoluto inattingibile, a quel desiderio che si tormenta e forse si compiace della sua stessa inquietudine”.
Ma l’autrice va oltre; essa è tesa verso mete inesplorate dove troverà l’atteso cibo dell’anima; come nei versi del Boccaccio:”Così si pasce, di sua fiamma ardendo,/il cuore che onestamente Amor nutrica”. Cibarsi dell’amore, riscaldarsi con la sensuale fiamma del desiderio, assetarsi alla fonte del caldo abbraccio. Il viaggio della Carrabs non si limita a circumnavigare il presente, ma passa in rassegna la poetica d’amore di tutti i tempi. In questa via crucis dell’incendio dei cuori, l’autrice si sofferma sui poeti greci, latini; attraversa la lirica dei trovatori, dei guittoniani, degli stilnovisti, soffermando poi il suo sguardo su particolari, passionali e celebri storie d’amore. Ad ognuna di queste storie la Carrabs regala un cammeo poetico che racchiude “l’acino” umido e palpitante della loro storia; che è storia cruda, nuda, senza gli orpelli di vuote parole, ma versi di fuoco che marchiano la vita dei personaggi che si narrano con le loro stesse parole.

 
Questo tuffo in arcaiche storie permette al ‘pellegrino d’amore’ di raccogliere nella sua gerla canti e fiori dal “profumo di fuoco”, fiori e parole che nel suo laboratorio alchemico tende a cristallizzare in essenze e linfa con le quali nutrire il suo cuore. Che dire ancora; se non che grazie alla leggerezza ed alla luminosità incendiaria di questi versi, l’autrice ci conduce nei territori che squarciano la penombra, le nubi, la nebbia, rivelando anatomicamente il pulsare del cuore che rosso come la ‘fiamma’, indica al pellegrino la mèta agognata: la vera immagine di sé e la ricerca del suo destino.
Francesco Ruchin





ora doloroso amore
talvolta oscuro amore
e poi subito amore.
 
Ho rotto gli ormeggi di questo mio tempo inesorabile
e vado nel sole dopo la buona pioggia
fino al prossimo gorgo che pulsa in ogni filo d’erba.
Il giorno si è appena disteso.
 
Lo dischiudo nella notte insieme alla luna
e mi raduno nel suono della tua tempesta dolce
per assaporarne il senso
nel silenzio e la sua albescenza.
 
Attendo la tua ombra che mi spinge fra le case
lungo la via
nella poca luce che si mescola ai rami bagnati
nel vento che solleva i mei capelli.
 
Il ritmo della pioggia continua
preme sui declivi erbosi
si scinde dietro agli alberi, leggero
fino al primo seme, fino al  nuovo giorno.
 
Celebro il desiderio di te nel cielo che gronda dei suoi azzurri
nel formicolio d’albe
nell'armonia del verso di un poeta
in una coppa di vino color amaranto.
E così sei qui.

Un tuo piccolo gesto mi sfiora le mani
mentre vieni incontro alle mie maree.
Siamo accanto, assottigliati
nel nembo d’aria
fino al nuovo incendio.