lunedì 17 ottobre 2016

DARIO FO E MARGO' VOLO




Ho avuto modo di incontrare Dario Fo in occasione dell’evento Il Processo nel Processo promosso da Zeroconfini Onlus (www.zeroconfini.it) a Milano, Palazzo Marino il 13 di novembre dello scorso anno. L’iniziativa, volta a celebrare la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, poneva al centro il problema della violenza quale emergenza. Per i reati di mafia lo Stato giustifica misure eccezionali in quanto riconosce una generalizzazione di criteri e comportamenti criminali nella cultura mafiosa, ma questo non accade per i reati sessuali che non sarebbero connotati di omogeneità. 

Non vi sarebbero comportamenti, cause, mezzi modalità generalizzate, sicché ogni caso si differenzia dall’altro senza che venga riconosciuta l’esistenza di una cultura dello stupro, atavica e ancora predominante. Avevo chiesto a Dario Fo l’autorizzazione affinché l’attrice Margò Volo potesse portare in scena il monologo Lo Stupro di Franca Rame che l’attrice interpretò a Fantastico nel 1988, trasmissione RAI condotta da Adriano Celentano, ricordando quando nel marzo del 1973 venne rapita da esponenti dell'estrema destra e subì violenza fisica e sessuale. Il reato fu denunciato ma la sentenza arrivò solo 25 anni dopo: il reato cadde in prescrizione.

 Con Margò Volo abbiamo ricordato, in questi giorni, Dario Fo con quel dolore di chi abbia perduto una persona cara. Iacchetti mi disse – racconta l’attrice- “ mi ha telefonato Dario Fo per chiedermi se tu fossi stata in grado di interpretare il monologo di Franca in maniera integrale e se fossi stata anche in grado di restituirne la stessa efficacia nell’interpretazione. Io gli riposi che eri fantastica e di andare ad occhi chiusi. Fo, ad un tratto mi chiese: “Margò Volo è un’attrice comica?  perché soltanto un’attrice davvero comica può essere in grado di interpretare un ruolo così drammatico: ha i tempi giusti” Io gli risposi di stare tranquillo e gli promisi che ti avrei seguita io.” 
 Ho incominciato a provare il monologo a casa di Iacchetti e di questo lo ringrazio; il suo aiuto è stato davvero importante. Da grande artista quale è, ha lavorato con me in ombra, dietro le quinte, senza voler apparire; mi ha aiutata fuori dalle scene ed è stato anche un modo per obbedire al Maestro. Sono onorata di aver potuto interpretare questo testo conosciuto e studiato nelle varie accademie di teatro. Mi sono sentita al centro di un atto di grande generosità e il fatto che intorno a me ci siano state anche altre persone che mi hanno dato fiducia, mi ha dato un’ulteriore forza e la serenità di poter essere esentata dal giudizio. Il maestro Fo mi ha fatto un grande regalo, l’aver avuto la sua autorizzazione è stato un po’ come avere avuto la sua benedizione. Oltre ad essere stato un grande comico Fo è stato per così dire, anche il sacerdote del teatro. Di solito l’attrice donna comica è raramente valorizzata, è ritenuta raramente preziosa. Vengono di norma sostenute le attrici drammatiche a differenza delle attrici comiche. In questo caso però l’essere un’attrice comica è stato per me il biglietto da visita per l’interpretazione di un testo di grande impatto emotivo. La mia consacrazione del giullare: mi sono sempre ritenuta un giullare, la portatrice della verità. 
Margò- le chiedo- interpretare un testo così drammatico che cosa ha scatenato in te, quali emozioni hai provato?  “ Per una donna come me che ha vissuto momenti di grande dolore, questo monologo mi ha riaperto grandi ferite, mi ha riportata direttamente nel mio grande dolore. All’inizio non riuscivo, la voce mi si soffocava in gola, ero sopraffatta dalla sofferenza e dal ricordo. Ho faticato moltissimo a riacquistare l’approccio tecnico nell’interpretazione perché quel mio vissuto  ritornava alla mente carico di dolore, ma poi, piano, piano sono riuscita a metabolizzarlo. Ho incominciato a studiare il testo con quella consapevolezza che avrei dovuto donarlo al pubblico, in un atto di generosità; mi sono sentita messaggera di vita perché questi episodi non devono mai più accadere. Mai più a nessuna donna. Mai.
Il primo processo di stupro fu mandato in onda dalla RAI il 26 aprile 1979. L’idea di documentare un processo per stupro scaturì in seguito a un convegno internazionale sulla violenza di genere tenutosi nell’aprile del 1978 nella Casa delle Donne a Roma. Allora la parola stupro non esisteva. Fu l’avvocato Augusta, detta Tina, Lagostena Bassi, a introdurla e a imporla alle coscienze.