lunedì 26 dicembre 2016

Acropoli

















 
 
 
 
 
Conducete quest'uomo folle
piegato al giogo delle Muse sulla spiaggia dei Traci
dove Ares scaglia le sue frecce contro le aquile di Zeus.

Siedo sul ciglio dei greti e degli astri
e semino le mie separazioni
sguainando un grido contro le costellazioni.

La mia valle di spighe era un'acropoli
dove nascevano narcisi al canto della giovane schiava di Corinto.
Oggi pettino il mio tempo che non ho ancora dissipato
lungo i coni di velluto dei monti.
 
Su queste torri di sale e di silenzio il profumo delle euforbie
mi inchinano di fronte al mare.
Sono prigioniera degli orti pensili
dei nespoli sgualciti dai filari di oleandri sulle vigne al tramonto.

Ti pieghi sul petalo a bere tra i cespugli di rosmarino
e nel buio ritorni cogli occhi muschiosi ai miei altari.
Hai il sapore degli anemoni al tramonto
quando mi porti a dormire insieme alle stelle
nel nuovo immenso miracolo di piacere.

È' mattina
e il profumo di fuoco del desiderio di te
si è sparso come sangue negli acini dimenticati sulla vite
quando per un attimo incontra il sole.

 



sabato 24 dicembre 2016

Mio adorato Signore























Mio adorato Signore
vorrei per te la certezza della luce
folle di voli verticali

viva come gli alberi, la pioggia, l'erba, la zolla
oltre ciò che sfiorisce e che disfiora
sotto piccole volte di mille cieli

Tremulo nella valle di anemoni
sei una cascata di rose
in questa mia acropoli di senso

sei sulle mie vie, lungo i pendii delle querce
tra i salici lenti
mentre a volo alzi il tuo mantello e vai per il vento.

giovedì 22 dicembre 2016

VERSI DIVERSI


La Poesia, sorgente di ogni musica.




Da gennaio curerò per il Magazine ORA la rubrica VERSI DIVERSI . Le poesie dense di significato saranno pubblicate di volta, in volta sulla rivista che ha, attualmente, una diffusione di 80.000/ 100.000 copie in Italia. Basta inviarle al mio indirizzo email:
antonetta.carrabs@lacasadellapoesiadimonza.it, con una vostra breve nota biografica e, se volete, una vostra foto. 
Eugenio Montale nel discorso tenuto all’Accademia di Svezia nel 1975, in occasione del conferimento del Premio Nobel, disse: sono qui perché ho scritto poesie, un prodotto assolutamente inutile, ma quasi mai nocivo e questo è uno dei suoi titoli di nobiltà.
La poesia è un grido d’amore generalizzato per la vita, non ha tempo. E’ un canto corale, è la sorgente di ogni musica.La poesia ci mette davanti all’esistenza del mistero, davanti al significato profondo della realtà, dando un senso al continuo intrecciarsi incomprensibile della vita e della morte. La poesia è la parte magica di noi. Non è lì per acquietarci, non è un’evasione o un sogno. La poesia ci vuole consapevoli. Più consapevoli. E’ qualcosa che ci stimola, che ci dice che non dobbiamo fermarci alla superficialità delle cose. Quante persone oggi cercano vanamente surrogati di una felicità irraggiungibile? Quanti vivono in modo disarmonico, pericolosamente dissociati da quei ritmi profondi ed eterni che dovrebbero scandire la vita dell’uomo? 



La poesia può salvarci la vita, va affermando da tempo la poetessa Donatella Bisutti. Ha il compito di condurci verso quel centro dove possiamo trovare il cordone ombelicale che ci unisce  all’universo, in cui la parola diventa significato ed emozione, gioia e dolore, pensiero e sentimento, intelletto ma anche cuore. E il cuore vive di misteriose corrispondenze. In quel centro la nostra anima si congiunge all’anima del mondo. Ed è il linguaggio “magico” della Poesia l’unico capace di coniugare la nostra mente raziocinante con il nostro inconscio profondo. Ma allora, è proprio vero che la poesia può salvarci la vita? Per il poeta si, è possibile. La poesia può aiutarci ad arrestare il disperato istinto di fuga che nasce dentro di noi e che spesso è il frutto della separatezza. Leggete la Poesia, scoprirete la chiave per accedere a quel centro interiore dove si fondono, con armonia, le esigenze del nostro corpo con quelle dello spirito, dove il piccolissimo può coniugarsi con l’immenso.


mercoledì 21 dicembre 2016

Carcere di Monza


CC MONZA















Versa la sera
c'è chi in psichiatria ha preso 14
e ad ogni ora sbatte le porte del blindo

ci sono i piccioni che gridano
chi dorme tutto il giorno slacciandosi la pelle di dosso
chi mastica rabbia e vendetta
chi viene abbandonato in questa vita che somiglia ad una pozzanghera

c'è chi spazza resti di cibo dai tetti, la mattina
chi scambia vestiti per tabacchi
chi aspetta i colloqui familiari con vergogna e pena
perchè non sente mai chiamato il proprio cognome

chi misero adula le guardie per raccattare piccoli favori
chi si è pentito e vive in un'oasi dentro un'oasi
c'è chi è un numero, il 21, lavora e dorme fuori
una farfalla che ritorna bruco rinasce farfalla con un'ala malandata

i fine pena mai che è meglio cambiare carcere
chi si è preso 20 anni ed ha ancora voglia di ridere
chi fa le guerre e le guerre bisogna vincere, sì.
c'è chi chiede e chi dà

ogni angolo diventa fuga e menzogna
tutti ci inganniamo, tutti facciamo finta di credere
tutti aspettiamo che il tempo ci passi addosso.

LACRIME

Vorrei poter contare le lacrime che ho pianto
ne farei un fiume pieno di correnti
per trascinare via i brutti ricordi.

Vorrei poter contare e dare ad ognuna un nome diverso
farle seccare e comporre un profumato giaciglio
per anime sgualcite.

( detenuto del carcere di Monza )



venerdì 16 dicembre 2016

Cristiano Minellono: la musica è finita e io, adesso, scrivo poesie.




Figlio d'arte, autore televisivo, paroliere, discografico. Ha scritto i testi delle canzoni italiane di musica leggera portate al successo da numerosi cantanti famosi: Adriano Celentano, Ricchi e Poveri, Domenico Modugno, Albano e Romina, Toto Cutugno, Mia Martini e tanti altri. Ha collaborato con i parolieri Luciano Beretta e Mogol . Per la televisione ha collaborato alla scrittura di testi di conosciute trasmissini televisive fra cui Beauty Center Show (1983), Premiatissima (1984), Una rotonda sul mare. (1989).

Attualmente vive a Triuggio, nella Brianza. Come mai -gli chiedo?
Non mi sposto da qui volentieri. Detesto la città, c’è troppa gente. Non amo le presentazioni, i cocktail party. La troppa gente mi infastidisce, la folla, le gomitate. No, preferisco la natura, la pace, il verde, la quiete del mio rifugio brianzolo.

E cosa fai durante il giorno? 
Leggo pochissimo, non voglio essere influenzato da nessuno; preferisco invece leggere le biografie dei grandi uomini al di là della loro appartenenza politica e al di là del bene e del male. Pur essendo un anarchico individualista, ho letto Il Capitale di Marx. Io non ho tempo da perdere per le persone che non valgono niente. Viviamo oggi in un periodo di oscurantismo dove anche la tv e il cinema sono sempre più al ribasso. In casa tengo la tv accesa ma senza audio.
Rispetto al passato, qual è il tuo pensiero sulla musica leggera, oggi?
I grandi parolieri non ci sono più. Una volta era tutto diverso, la musica leggera come la intendevamo noi, non esiste più, è morta. Oggi sono le multinazionali che la fanno da padrone. Le canzoni non restano nel tempo, dopo una stagione muoiono. E’ finita la discografia, è finita un’epoca. I ragazzi fanno rap, i programmi come Xfactor sono in mano alle multinazionali, sfornano personaggi che si esauriscono in fretta, che vengono lanciati dalle multinazionali che hanno ormai il dominio della discografia. Le grandi e storiche Case discografiche come Universal, Sony, Warrenn…è finito tutto. E questo anche a causa di internet che facilita di scaricare gratis le canzoni.Una volta era tutto diverso. L’editore italiano sceglieva i bravi parolieri e i bravi compositori, dava loro uno stipendio e la possibilità di vivere. Adesso il discografico è anche editore.

Hai scritto testi per tantissimi cantanti. Per i più grandi
Ho scritto testi quasi per tutti i più grandi cantanti. Io non ho studiato, ho soltanto conseguito la quinta elementare perché ho incominciato da subito a fare teatro e televisione. Sono un uomo che parla e scrive bene, ho un lessico acculturato.
Ho letto che hai scritto, qualche tempo fa, una lettera aperta a Celentano, dopo il suo concerto all’Arena di Verona. Gli contestavi il fatto che aveva ringraziato soltanto Mogol che era in sala, senza ricordare i due autori Beretta e Pallavicini che lo hanno reso celebre con I Ragazzi della via gluck e Azzurro. 

Celentano ti ha risposto?
Celentano è filtrato da sua moglie Claudia Mori, ormai lo sanno tutti. Per arrivare a lui bisogna passare necessariamente da lei.
Con quale cantante coltivi ancora una certa amicizia? E chi salveresti ancora?
Con Albano, naturalmente. Siamo molto amici. Un’amicizia inalterata nel tempo. Penso che Albano stia preparando con Romina la sua partecipazione al festival di Sanremo. Non so esattamente se saranno presenti come autori, dato che entrambi scrivono canzoni insieme al figlio Iari. Salverei Fausto Leali, Albano, De Cescenzo, Vandelli, Ramazzotti, Angelo dei Ricchi e Poveri. Sono tutti cantanti che hanno una grande personalità nella voce.
L’Italiano, cantata da Toto Cutugno, ricordo che fu criticata ferocemente dai giornalisti.
I giornalisti- critici musicali italiani sono i peggiori perché inesperti, non capiscono nulla. Sono raccomandati dai politici che li mettono a fare i critici musicali

Cosa consiglieresti ai giovani cantanti di oggi?
Di affidarsi ad un bravo paroliere e a un bravo produttore. Consiglierei loro di evitare di pensare che scrivere una canzone sia una cosa semplice. No, non è assolutamente così. Le canzoni di ieri non si dimenticano e restano nel tempo perché sono state scritte da bravi parolieri e promosse da bravi produttori.
Hai pubblicato un libro di poesie dal titolo “Io la notte scrivo”  Canzoni senza musica. E’ davvero così? La notte scrivi?
Si, è proprio così. Di notte amo scrivere. Parto da una frase e per magia, senza che me ne accorga, parte tutto. I miei testi si concretizzano inaspettatamente. Mi piace dire, con poche parole, tante cose. Non ho mai dedicato nessuna poesia ad una donna. Amo l'amore come valore assoluto. Sono innamorato dell'amore.


Fidel Castro, una figura controversa




Morto Fidel Castro, dittatore. Incarcerò qualsiasi oppositore, perseguitò gli omosessuali, scacciò un presidente.  Queste le parole di Roberto Saviano che annuncia sui social la morte del Lìder Maximo. Un giudizio duro, quello di Saviano, che fotografa il dittatore, il fautore della rivoluzione del 1959, durante la quale scacciò un presidente corrotto, sostituendolo con un regime militare. Le reazioni a sinistra sono contrastanti, c’è chi manifesta dolore, c’è chi non gli perdona le sue ombre, soprattutto le tante persecuzioni nei confronti degli omosessuali e  la linea dura contro i dissidenti. Condannatemi, non importa, la Storia mi assolverà queste le parole di Fidel Castro quando nel 1953, fallito il suo attacco al regime del dittatore Fulgencio Batista, venne arrestato e processato. In dodici si salvarono dagli scontri con l’esercito del dittatore, vicino alla mafia italo-americana. Con quei pochi uomini, si rifugiò nella Sierra Maestra dove organizzò la guerriglia, fino alla rivoluzione che conquistò Cuba, liberandola dal regime. L’isola, guidata da Castro, ha resistito  all’embargo imposto dagli Usa, fino al dicembre del 2014.

La figura di Fidel, come tutti lo chiamavano a Cuba, rimane comunque controversa, ma destinata a rimanere nella storia. Figlio di un proprietario terriero di origine spagnola, Fidel Alejandro Castro Ruz, da giovane studiò giurisprudenza e, all’inizio degli anni cinquanta, fece praticantato per diventare avvocato in uno studio legale, coltivando intanto la passione per la politica. E’ ricordato come il comunista più longevo,  il comunista più intransigente, il Comande o il Presidente. Un uomo che ha sempre avuto un solo obiettivo: la conquista del potere. Apprezzava Mussolini e Peron, aveva tutte le caratteristiche del classico caudillo latinoamericano. Il comunismo è stato un mezzo per raggiungere uno scopo. Non si può negare, però, che la conquista del potere abbia avuto momenti eroici e che ci sia stata una grande condivisione popolare dei suoi obiettivi.La sua vita privata che conosciamo è un mix tra verità, propaganda e leggenda. E la leggenda vuole che siano ben 35 mila le donne che il  Lider Máximo riuscì a conquistare. La fedeltà non fu una sua virtù. Di lui si raccontano innumerevoli avventure di una sola notte, soprattutto nei suoi viaggi all’estero, e di figli avuti da storie occasionali come la figlia Alina Fernandez, la più nota, nata dall’amore con la Revuelta.  Alina non fu mai riconosciuta dal padre;  nel 1993 fuggì da Cuba travestita da turista e visse per 21 anni a Miami.  Poi ci sono Jorge Angel, nato a metà degli Anni ’50, Panchita Pupo, che vive in Florida, Ciro che, come il fratellastro Antonio, è esperto di medicina sportiva e vive all’Avana e, infine, Fito, nato nel 1970 dal colpo di fulmine tra Fidel e la moglie del direttore dell’agenzia cubana del turismo.

E il suo popolo?
Lo chiamano Fidel. Lo circondano senza rischi, gli danno del tu, discutono con lui, lo contraddicono, gli reclamano cose, con un canale di trasmissione immediata dove circola la verità a fiotti – scriveva di lui lo scrittore Gabriel Garcia Marquez -  E’ allora che si scopre l’essere umano insolito che lo splendore della sua propria immagine non lascia vedere. Questo è il Fidel Castro che credo di conoscere: un uomo di abitudini austere ed illusioni insaziabili, con un’educazione formale all’antica, di parole caute e maniere tenui ed incapace di concepire nessuna altra idea che non sia enorme….una cosa si sa con sicurezza: stia dove stia, come stia e con chi stia, Fidel Castro è lì per vincere.

Fidel Castro muore nella notte quando in Italia sono appena le sette. La tv dell’Avana trasmette, a reti unificate e senza sosta, le parole di suo fratello Raul, suo successore, che annuncia a tutto il pueblo la sua morte, conseguenza della grave malattia durata 10 anni. Hasta la victoria, siempre - ha ripetuto Raul nel suo discorso, citando lo slogan politico per eccellenza della sinistra rivoluzionaria e annunciando nove giorni di lutto nazionale che  annullano tutte le iniziative, anche l’attesissimo concerto del tenore Placido Domingo che si sarebbe dovuto esibire per la prima volta sul palco dell’Opera di Cuba. 

Berta Soler Fernandez, la leader delle Damas de Blanco, le Signore in Bianco, il movimento di opposizione al governo cubano che riunisce le mogli e i famigliari di persone accusate di azioni contro lo Stato, in queste ore ha dichiarato: crediamo al cambiamento ma non presteremo il fianco a nessuna provocazione. Noi non siamo in lutto, non vestiremo di nero, anche se non auguriamo la morte a nessuno, nemmeno a un dittatore. L’ultimo discorso del Comandante
Rivolgendosi ad oltre mille delegati riuniti al Congresso del partito comunista cubano, nel suo ultimo discorso dell’aprile del 2016, Fidel disse: "Forse questa sarà l'ultima volta in cui parlo in questa stanza. Presto compirò 90 anni. Non mi aveva mai sfiorato una tale idea e non è stato il frutto di uno sforzo, è stato il caso. Presto sarò come tutti gli altri, il turno arriva per tutti, ma le idee dei comunisti cubani rimarranno come prova che su questo pianeta, se si lavora con fervore e dignità, si possono produrre materiali e beni culturali di cui gli esseri umani hanno bisogno. E' necessario combattere senza mai rinunciare".

domenica 4 dicembre 2016

Dimori nell'aria






















Sei armonia sull’alba dei prati, in certi venti
nelle distanze innominate.

dimori nell’aria
in compagnia di fiori, tralci e frutti

sei sugli alberi dove dimorano gli angeli
nella traccia interminata di polifonia di cielo equinoziale

fra due stelle
nei giorni che rinascono dai giorni

nella voce della pioggia tra le rive azzurrate dei monti
al trotto dei cavalli illuminati dalla luna.

Se vieni
posati su questo cielo che è già inverno

in ogni voce d’anima
nel più vivido travaglio di acqua e aria

e lasciati guardare quando un attimo t’illumini
tutto dal principio.


Nell’eternità di ogni tuo confine una voce più vicina al sole
s’inarca e tocca il mare.